La libertà non si annuncia, si realizza: piena, verificabile e per tutti
CLIPPVE
Riportiamo integralmente il comunicato diffuso il 15 agosto 2026 dal Comitato per la libertà dei prigionieri politici in Venezuela (CLIPPVE). In questo documento, l’organizzazione affronta il tema delle recenti scarcerazioni avvenute nel Paese, analizza la situazione giuridica delle persone coinvolte e chiede la liberazione immediata, piena e incondizionata di tutte le persone detenute per motivi politici.
Celebriamo ogni scarcerazione e ogni ricongiungimento familiare. Tuttavia, la libertà dei prigionieri politici non può essere misurata solo con le cifre ufficiali: richiede elenchi pubblici, verifiche indipendenti e informazioni sulle condizioni imposte a ciascuna persona.
Il governo ad interim ha annunciato 131 scarcerazioni. Fino al 15 agosto, circa 70 scarcerazioni di prigionieri politici sono state verificate in modo indipendente e la verifica continua. Inoltre, le persone rilasciate continuano a essere soggette all’obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, al divieto di espatrio e a procedimenti penali ancora in corso. Il rilascio non significa libertà, ma il perpetuarsi dell’ingiustizia fuori dal carcere.
Da gennaio si ripete lo stesso schema: vengono annunciati dati che, al momento della loro diffusione, non possono essere verificati in modo indipendente. Chiediamo la pubblicazione dei nomi, dei verbali di rilascio e della situazione giuridica di ogni persona, nonché l’accesso delle organizzazioni indipendenti a tutti i centri di detenzione.
Che siano tutte, non solo alcune. Le scarcerazioni non possono essere gestite in modo selettivo né utilizzate come strumento di propaganda governativa o di negoziazione politica per contenere la pressione dell’opinione pubblica e rinviare i cambiamenti democratici urgenti, mentre continuano le persecuzioni e le condanne arbitrarie.
La piena libertà di coloro che non avrebbero mai dovuto essere arrestati è un obbligo dello Stato, non una concessione né una merce di scambio. Rilasciare, di per sé, non significa riconciliare: finché continuano i procedimenti, le restrizioni e il rischio di tornare in carcere, la punizione si protrae fuori dal carcere e il danno permane. La riconciliazione esige piena libertà, riconoscimento, riparazione e garanzie di non ripetizione.
Sebbene questa richiesta non sia stata inserita nell’accordo del tavolo di lavoro, deve diventare una priorità esplicita, con impegni, scadenze e meccanismi di verifica. Non si può parlare di transizione democratica finché rimangono prigionieri politici e continua la persecuzione.
La loro libertà non può nemmeno attendere la nomina di una nuova Corte Suprema di Giustizia. Le autorità attuali possono annullare le decisioni arbitrarie e chiudere i procedimenti utilizzati per perseguirli. Una nuova Corte Suprema di Giustizia deve garantire il giusto processo, ripristinare i diritti delle vittime e impedire che il sistema giudiziario venga nuovamente utilizzato per perseguire, incarcerare o mettere a tacere chi dissente.
La trasformazione della giustizia richiede anche la riforma o l’abrogazione delle leggi punitive utilizzate per criminalizzare il dissenso. Nessun rinnovamento giudiziario sarà efficace finché queste norme rimarranno in vigore. L’applicazione retroattiva della legge penale più favorevole deve portare alla libertà, all’assoluzione e al risarcimento delle persone perseguitate o condannate ingiustamente.
L’emergenza umanitaria, aggravata dai terremoti del 24 giugno, richiede misure urgenti a favore della libertà, specialmente per chi soffre di gravi malattie.
Chiediamo la liberazione immediata, totale, incondizionata e verificabile di tutti i prigionieri politici in Venezuela. Tutti significa proprio tutti.
#CheSianoTutti
#LibertàÈUmanità
15 agosto 2026
Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici in Venezuela (CLIPPVE)

