Massacro imperialista al confine: 57 morti, il gas dell’Algeria e la mano nera della CIA e del Mossad dietro la fuga precipitosa di Ceuta
CGT Andalusia, Ceuta e Melilla
Quello che i media del capitale e l’estrema destra fascista si ostinano a definire «invasione» non è altro che una cortina fumogena con cui cercano di nascondere un massacro pianificato. A Ceuta non siamo di fronte a un fenomeno migratorio spontaneo, bensì alla fuga forzata di oltre 60.000 persone, spinte nell’abisso da un regime dittatoriale che utilizza la propria gioventù come munizioni politiche e carne da cannone geopolitica. La realtà, cruda e sanguinosa, è che 57 persone sono già morte lungo le recinzioni e nelle acque del confine. Cinquantasette vite di lavoratori stroncate, cinquantasette cadaveri che gridano giustizia, mentre il numero continua a salire inesorabilmente.
Le prove del crimine di Stato sono ormai indiscutibili. Le immagini e i video trapelati mostrano la polizia marocchina che guida, organizza e spinge fisicamente i giovani verso il confine. Non esistono mafie che possano giustificare tutto questo; è lo stesso Makhzen ad aprire le porte della disperazione. Mentre sul proprio territorio la dittatura alawita applica una feroce repressione — assassinando attivisti saharawi e perseguitando brutalmente influencer e dissidenti —, al confine trasforma esseri umani in armi da lancio. E la cosa più grave: il governo spagnolo, in un atto di sottomissione coloniale, si rifiuta di denunciare il Marocco, nascondendosi vigliaccamente dietro la storia delle «presunte mafie» per non irritare i propri padroni. Ignorano deliberatamente che la stessa ONU ha condannato il Marocco mesi fa per aver usato la migrazione come arma di Stato, ma la diplomazia spagnola preferisce distogliere lo sguardo piuttosto che difendere la vita umana.
Ma per comprendere questa barbarie, occorre alzare lo sguardo e osservare lo scacchiere geopolitico globale. Questa fuga precipitosa non è un caso, è una punizione. La causa scatenante di questa sanguinosa rappresaglia ha un nome e un cognome: il recente accordo strategico della Spagna per l’acquisto di gas dall’Algeria. L’imperialismo yankee e il suo burattino nel Maghreb non tollerano che lo Stato spagnolo cerchi di garantire la propria sovranità energetica al di fuori degli interessi marocchini, rafforzando i legami con un Paese che mantiene una posizione ferma di fronte alle aggressioni imperiali.
A questo «peccato» energetico si aggiungono altre «disobbedienze» inaccettabili per Washington e Tel Aviv: il fatto che il governo spagnolo abbia pubblicamente definito genocidio il massacro sionista in Palestina e, soprattutto, il categorico rifiuto di cedere le basi militari di Rota e Morón per i bombardamenti contro l’Iran. Donald Trump e Benjamin Netanyahu non perdonano questi affronti. La CIA, il Mossad e i servizi segreti marocchini hanno orchestrato questo caos al confine per destabilizzare il governo, forzare un cambiamento di rotta nella politica estera spagnola e dimostrare chi comanda nell’Europa meridionale.
Il contesto strategico è quello di una guerra aperta. L’imperialismo anglosassone e israeliano sta perdendo il controllo degli stretti di Ormuz e Bab el-Mandeb, vie cruciali per la propria egemonia commerciale e militare. Di fronte a questa debacle, hanno bisogno di assicurarsi con la forza e il sangue il controllo dello Stretto di Gibilterra. Non è un caso che in Israele i politici e i media stiano festeggiando questo disastro, sfregandosi le mani di fronte all’umiliazione della Spagna. Giocano con le vite dei popoli come se fossero pedine di un gioco macabro.
E mentre l’imperialismo fa i conti, lo Stato spagnolo perfeziona la sua macchina di morte. Recentemente, la Corte Suprema ha dovuto ricordare che i diritti umani non vengono sospesi in mare, limitando i “rimpatri immediati” in mare aperto. La risposta della destra e dell’estrema destra istituzionale? Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha già chiesto di modificare la legge per creare «elementi di contenimento marittimi». Questo non è altro che un eufemismo per richiedere barriere galleggianti, maggiore militarizzazione e nuove trappole mortali in mare. Lo Stato non cerca di garantire i diritti; cerca scappatoie legali per continuare a uccidere impunemente.
Noi della CGT Andalusia lo abbiamo chiaro: il nostro nemico non è il giovane marocchino che fugge dalla fame e dalla dittatura. Il nostro nemico si trova nei palazzi di Rabat, al Pentagono, al Mossad e alla Moncloa. Le frontiere sono lo strumento della borghesia per dividere la classe lavoratrice e mantenere i propri affari.
Per tutto ciò, chiediamo:
1. Rottura diplomatica immediata con il Regno del Marocco. Basta coprire una dittatura che manda il proprio popolo alla morte. I video della sua polizia sono la prova di un crimine di Stato.
2. Chiusura immediata e smantellamento delle basi militari di Rota e Morón. Non permetteremo che il territorio andaluso funga da retroguardia delle guerre sporche degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e i popoli del Medio Oriente.
3. Sovranità energetica assoluta. Difendiamo l’accordo sul gas con l’Algeria contro il ricatto imperiale. La politica estera ed energetica di questo Paese non si negozia né con Trump né con Netanyahu.
4. Abrogazione totale della Legge sull’Immigrazione e fine dei rimpatri immediati. Respingiamo qualsiasi «misura di contenimento», terrestre o marittima. Esigiamo lo smantellamento di Frontex e la regolarizzazione immediata di tutte le persone migranti.
5. Giustizia per le 57 vittime. Responsabilità penale per gli alti vertici politici e di polizia, sia marocchini che spagnoli, che hanno ordinato ed eseguito questo massacro.
La verità è cruda, ma è la nostra unica arma. Non esiste crisi umanitaria senza responsabili politici con le mani macchiate di sangue. In memoria delle 57 vittime, per la solidarietà di classe e contro l’imperialismo.
Nessuna persona è illegale! Viva la lotta dei popoli!
Per la solidarietà internazionalista della classe operaia!
Viva il Sahara Libero!
Segretariato Permanente della CGT Andalusia, Ceuta e Melilla

